Riassunto: Introduzione alla storia di Roma / Emilio Gabba … [et. al.] – Capitolo 4


4. La conquista dell’egemonia Italica

4.1 Le guerre Sannitiche

I Sanniti erano insediati nel territorio aspro e montuoso  dell’attuale Abbruzzo e Molise. I Sanniti o Sabelli erano una confederazione di popoli (Aequi, Marsi, Vestini, ecc.) che parlavano la lingua osca affine al latino. Erano organizzati in un raggruppamento di tribù, i touto, a sua volta divisi in pagi per il reclutamento che serviva ai fini militari e per la divisione agricola nonché religiosa. Il potere era oligarchico in mano al senato e ai magistrati detti meddiss al cui vertice era il meddiss tuticus, cioè il capo della touto, che aveva poteri regali ma rimaneva in carica solo per un anno.

La prima guerra con Roma fu di breve durata dal 343-41 a.C., scoppiata con il casus belli della richiesta di Capua che chiese aiuto contro i sanniti e così i romani ebbero il pretesto per intervenire. La guerra si risolse in un compromesso con i Sanniti, Roma occupò la zona costiera compresa la città di Capua.

Nella guerra contro i latini 340-388 a.C. i due popoli si aiutarono per poi riprendere il conflitto nel 326 con la fondazione di Fregellae nella zona sannitica.

Nel 322 a.C. dopo molte vittorie le legioni romane furono circondate nella gola delle Furculae caudine e costrette a una resa umiliante. Per un quinquennio la guerra fu sospesa con il predominio sannitico in quelle regioni. Nel 316 riprese la guerra e i Sanniti riuscirono a coalizzarsi con popolazioni varie: Marsi, Equi, Ernici, Etruschi, Campani ma dopo un anno i romani conquistarono, per breve tempo ma facendo un ricco bottino, la città principale dei sanniti Boviarum.  Nel 305 i romani ripresero definitivamente la città dei sanniti con la sconfitta del nemico.  Appio Claudio è la figura principale di questo periodo, sua fu la riforma del valutazione del censo conteggiando i beni mobili e quindi favorendo gli strati mercantili della popolazione.

Nel 299 a.C. i Sanniti lanciarono l’ultimo attacco, alleandosi con quasi tutti i popoli dell’Italia centrale, quando Roma era impegnata a Nord contro i Galli Senoni. Questa volta il fronte di guerra contro Roma era esteso dalla Toscana fino alla Puglia, attaccando i Lucani che si erano alleati con Roma e in un primo momento ebbero la meglio. Poi grazie al tradimento di tre abitanti di Chiusi, che svelarono i piani della coalizione, i romani chiusero la guerra vittoriosi per un quinquennio. I Sanniti furono trattati come prigionieri arresisi e ampi territori divennero romani e distribuiti tra i veterani e il popolo. Nel 280 i sanniti si allearono con Pirro ma con la sua sconfitta ci fu un processo di auto-romanizzazione di questi popoli.

Roma in Magna Grecia: in Campania egemonia romana a sostegno delle aristocrazie quindi in conflitto con la democratica Taranto; presidi a Locri e Reggio ed alleati di Crotone.

Pirro re dell’Epiro imparentato con i Tolomei dell’Egitto aveva come progetto la conquista della Magna Grecia per contrastare prima i romani e poi i Cartaginesi, così da creare una nuovo regno ellenistico in Occidente. Si autoproclamava erede della figura di Alessandro Magno e venne accolto dalle popolazioni greche come un liberatore della potenza romana in Magna Grecia e di quella Cartaginese in Sicilia.

Era considerato un grande generale e abile politico ma già i suoi contemporanei dicevano che una volta vinte le guerre non sapeva concluderle a sua favore.

Nel 282 a.C. ci fu la ricerca di un casus belli per iniziare la guerra: delle navi romane entrarono nel porto di Taranto, furono distrutte e costrinsero alla fuga i romani. Un successiva ambasceria romana venne respinta e il conflitto divenne inevitabile.

A questo punto Pirro arrivò in Italia su richiesta dei tarentini con un esercito di 22.000 fanti, 2.000 arcieri, 3.000 cavalieri e gli elefanti. Roma mise in campo 30.000 uomini attraverso la leva di massa anche tra i proletari (tumultus maximus). Si scontrarono ad Eraclea nel 280 a.C. i romani stavano vincendo la battaglia ma l’uso degli elefanti terrorizzò i romani che perderono 7.000 uomini, Pirro ne perdette 4.000. Più che un successo militare per Pirro fu un successo politico perché poté stringere alleanze con città della Magna Grecia. Cercò comunque una pace che però i romani respinsero con Appio Claudio Cieco. Ci furono altre guerre vinte da Pirro ma sempre con gravi perdite. Siracusa chiede a Pirro di combattere i cartaginesi.

Alleanza tra Roma e Cartagine anti-Pirro (giuramento della pietra lanciata come il traditore). Avanzata di Pirro in Sicilia ma i Cartaginesi resistettero fino a quando fu costretto a tornare in Italia per aiutare i Sanniti incalzati da Roma. Nel 275 a.C. le legioni romane travolsero la falange epirota. Pirro muore tre anni dopo ucciso da una donna mentre combatteva in Macedonia.

4.3 La vittoria portò a Roma una grandiosa espansione territoriale da 5.000 km2 a 27.000 km2 che furono ridistribuiti attraverso la creazione di nuove colonie e altre assegnate ai cittadini. Con questa grande espansione vi fu la prima formazione della grande proprietà (le leggi Licinie Sestie che limitavano l’uso e non la proprietà a 500 iugeri sono più verosimili in questo periodo). Massiccio sfruttamento del lavoro schiavile e ampliamento di Roma con la costruzioni di numerosi templi. Divenne importante l’artigianato con l’esportazione della ceramica nera (sarcofago di Scipione barbato e cofanetto di bronzo Cista Ficoroni).

Introduzione della moneta, denario di argento divenne il perno del sistema monetario. All’inizio il valore del metallo e della moneta erano molto simili, nel III secolo d. C. divenne un infima percentuale mentre nel IV secolo d. C. ridivenne pari.

4.4 Nuova minaccia dei Galli Cisalpini dediti alla pastorizia e alla caccia, i loro capi religiosi erano i druidi. Roma si organizzò fondando nuove colonie Sena Gallica (289) Ariminum e Firmum

Contro i Galli, Roma fece una guerra di sterminio a differenza delle guerre fatte nel fronte meridionale.

225 a.C. i Galli Boi e Insubri si alleano con popolazioni germaniche e transalpine e arrivano a tre giorni da Roma che però li sconfisse a Talamone. Gli insubri ritentarono ma caddero a Casteggio, il loro capo fu catturato e la loro capitale Mediolanum fu conquistata. Nel 218 furono fondate Cremona e Piacenza sulle due sponde del fiume  Po consolidando la presenza romana nel Nord con la stabilizzazione di migliaia di coloni.

I Galli si allearono con Annibale per evitare l’imperialismo romano. Nel 191 a.C. i Boi sono estinti come popolazione dal console Valerio Flacco.

Nel 187 a.C. terminata la via Emilia che congiungeva Rimini a Piacenza. A metà secolo si costruì la via Postumia che collegava Genova ad Aquileia (che era un importante colonia dal 181 a.C.) tagliando da Ovest a Est l’Italia settentrionale

Quindi vi fu una vera colonizzazione della Gallia zona che i romani consideravano a ragione ricca e fertile.

Rinnovamento demografico di questa regione con l’introduzione di 100.000 coloni e rinnovamento ecologico con la bonifica delle zone incolte e le divisioni agrarie per le assegnazioni di terre (attraverso il metodo del decumanus maximus e del cardo maximus): tutto il paesaggio fu ridisegnato in funzione della divisione agricola, delle vie di comunicazione, dei canali dei confini. Le assegnazioni erano differenziate: si partiva da quella di un ettaro (per un economia di sussistenza) alla grande proprietà che la metterà in crisi.

 

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