A TTETA – Gioacchino Belli


Abbiamo pubblicato ormai un discreto numero di poesie del Belli, senza alcun dubbio uno dei poeti romani più celebri ed importanti. Nella produzione letteraria di Belli il posto di maggior rilievo rilievo è occupato sicuramente dai sonetti, ossia le poesie composte da quattro strofe, le prime due di quattro versi, le ultime due di tre. Tra di essi quello che qui riportiamo, A TTETA, è uno dei più “espliciti”, per dir così…

Il sonetto è stato scritto a Morrovalle, il 10 settembre 1831 ed è ispirato a Sent Teresin, m’en s’eva daa anca mì un sonetto di Carlo porta, forse il più importante poeta dialettale milanese, di cui il Belli conobbe le opere nel 1829.

A TTETA

I

Sentime, Teta, io ggià cciavevo dato
Che cquarchiduno te l’avessi rotta;
Ma che in sto stato poi fussi aridotta
Nun l’averebbe mai manco inzoggnato.

De tante donne che mme sò scopato,
Si ho mmai trovo a sto monno una miggnotta
C’avessi in ner fracosscio un’antra grotta
Come la tua, vorrebb’èsse impiccato.

Fregheve, sora Teta, che ffinestra!
Che ssubbisso de pelle! che ppantano!
Accidenti che cchiavica maestra!

Eppoi, cazzo, si un povero gabbiano
Te chiede de sonatte in de l’orchestra,
Lo fai sta’ un anno cor fischietto in mano!

 

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