Storie di donne che hanno fatto grande Roma


Si parla sempre dei grandi uomini come protagonisti nella storia e noi vogliamo andare in contro tendenza, parlando di donne romane di nascita, di famiglia o che per scelta e necessità si sono ritrovate a vivere nella città eterna, lasciando una traccia indelebile nella storia…anche se in alcuni casi, non fu da subito riconosciuta come tale!

Non si può non iniziare da Rea Silvia, perché proprio da lei tutto ebbe inizio, almeno secondo il mito! Un giorno lontanissimo, Marte, il dio della guerra, si invaghì della fanciulla e ahimè decise di possederla. Da questa unione nacquero proprio i celebri gemelli, Romolo e Remo. La donna però era una vestale, sacerdotessa della dea del focolare Vesta, votata alla castità e proprio perché diventata madre, fu punita avendo violato il voto e non meritando alcun perdono. Secondo alcuni fu rinchiusa in prigione, secondo altri, fu sepolta viva oppure annegata nell’Aniene. Destino infausto quello di Rea Silvia, seppur madre del futuro fondatore di Roma.

Giulia AgrippinaArriviamo in piena epoca imperiale e parliamo di Giulia Agrippina, madre dell’imperatore Nerone. Donna forte, coraggiosa e potente, Agrippina conquistò il popolo romano e il Senato con il suo carisma, era accorta, furba, possedeva insomma tutte le qualità di un uomo, ciò che serviva per primeggiare. Tutto questo ovviamente generò invidie e odio. Ma lei non temeva nulla. Un giorno un astrologo le predisse che proprio il figlio Nerone l’avrebbe uccisa appena diventato imperatore ma lei, senza lasciarsi intimorire, si adoperò per porre sul trono il figlio che, una volta divenuto imperatore, sposò Poppea Sabina che sognava vendetta perché il suo precedente sposo, fu condannato a morte proprio da Agrippina. Le tensioni tra figlio e madre arrivarono al massimo livello: Nerone tolse onori e privilegi alla madre, allontanandola da palazzo e infine facendola uccidere. Pare che sul letto, ferita, Agrippina abbia gridato ai sicari di colpire il ventre che aveva generato un tale mostro!

E parlando di donne coraggiose, meritano una menzione anche Amazon e Achillea, gladiatrici nelle arene imperiali nel II secolo d.C., i cui nomi di battaglia rievocano leggendarie guerriere e imprese epiche. Le due combattenti, raffigurate su un rilievo commemorativo conservato al British Museum, sono ritratte in lotta, senza armatura e a corpo scoperto. La partecipazione ai ludi gladiatorii non era un’eccezione, certamente non era pratica diffusissima o particolarmente ben accetta, ma ha da sempre molto incuriosito il pubblico.

E poi vi furono madri e figlie a fungere da protagoniste in vicende storiche forse più famose e conosciute. In epoca medioevale, troviamo Teodora, madre della più famosa Marozia. Fu una donna libertina ma devota, birichina e capricciosa, ma senza dimenticare mai la preghiera. Spinse nel letto di un papa la propria figlia Marozia e proprio alle due donne si deve l’inizio di quel lungo periodo storico in cui i papi finirono sotto l’influenza di donne potenti. E certamente la più famosa di tutte fu qualche secolo dopo Vannozza Cattanei.

Lucrezia Borgia Alla fine del 1400, fu amante del cardinale Rodrigo Borgia, futuro papa Alessandro VI e dalla loro unione nacquero ben quattro figli, tra cui la famosa Lucrezia Borgia. Vannozza conquista totalmente il cardinale grazie alle sue specialissime doti, divenendo la sua “unica preferita” per molti anni, fino al tradimento di papa Alessandro con un’altra ben più giovane fanciulla, Giulia Farnese. Fu maritata tre volte per non sbandierare troppo la relazione con il cardinale ed ebbe una vita certamente agiata (anche grazie alla sua attività di imprenditrice visto che aprì numerose locande in città), ma non priva di tragedie. Vide morire i tre figli maschi e fu costretta a separarsi definitivamente dall’amata figlia Lucrezia, fondamentale pedina nel gioco di potere del regno di papà-papa Alessandro VI.

Beatrice Cenci

La più nota delle donne romane, è certamente Beatrice Cenci, vissuta nel 1500 e uccisa da un tragico destino all’età di 22 anni. Figlia di un padre violento e brutale, si alleò con la matrigna e i fratelli per “eliminare” il conte Francesco Cenci. In una notte insieme a due complici, si compì l’omicidio. Tutti vennero catturati e piano piano, uno ad uno, i congiurati iniziarono a parlare, ma non Lucrezia che non cedette mai, nonostante le violente torture inferte per estorcerle la confessione. Fu così che la mattina dell’11 settembre del 1599 Beatrice Cenci venne decapitata, uscendo dalla storia ma entrando nella leggenda.

L’ultima donna che vogliamo raccontare (almeno per il momento) è Olimpia Maidalchini Pamphilj Olimpia Maidalchini Pamphilj vissuta a Roma proprio durante gli anni del suo massimo splendore. Sposò il ricchissimo Pamhilio Pamphilj, andando a vivere nel palazzo di famiglia a piazza Navona e si intuì subito di che pasta fosse fatta!
Passò la maggior parte del suo tempo con il fratello del marito, Giovanni Battista, prelato, iniziando un importantissimo rapporto “d’affari” che fu molto chiacchierato. Quando il cognato diventò papa con il nome di Innocenzo X, Olimpia diventò la vera e propria padrona di Roma e si dice che vi fosse lei dietro a tutte le decisioni prese dal nuovo papa. Talmente avida e attaccata al denaro, che pare si sia lasciata convincere da un Bernini ormai caduto in disgrazia, ma che ben conosceva l’influenza della donna sul papa, a commissionare la realizzazione della fontana al centro di piazza Navona a lui invece al Borromini. E sapete come ci riuscì? Bernini invio alla donna un modellino del progetto che intendeva realizzare, tutto in argento e alto più di 1 metro: regalo migliore non poteva scegliere. E fu con questo stragemma che riuscì a soffiare il lavoro al Borromini, suo acerrimo nemico che era stato scelto proprio da Innocenzo X. Olimpia entra così nel mito per il potere raggiunto in un’epoca che poco spazio lasciava alle donne e sembra che il suo fantasma appaia ancora oggi, su un carro carico di casse piene di monete, mente esce tutta di corsa da palazzo subito dopo la morte del papa. Sapeva che niente sarebbe stato più come prima.

Autore: L’Asino d’Oro Associazione Culturale

 

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