Dalla Banca Romana alla BCE


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La Banca Centrale Europea, così come anche Bankitalia del resto, è una banca molto particolare. Se da una parte la BCE è infatti una banca nel senso tradizionale del termine, dall’altra le politiche che attua non sono rivolte al profitto privato ma – fondamentalmente – al sostegno al potere d’acquisto dei cittadini dell’area euro attraverso il controllo dell’andamento dei prezzi.

Il percorso che ha portato la Banca d’Italia ad aderire alla BCE ha una sua coerenza che emerge chiaramente ripercorrendo – brevemente – le vicende che hanno contribuito alla fondazione di Bankitalia. Vicende che coinvolgono la storica banca della nostra città, la ‘Banca Romana‘.

La Banca Romana venne istituita nel 1835 ed ha cambiato varie volte nome. E’ sempre stata una delle più importanti banche d’Italia. Dal 1870 in poi, dopo la fine dello Stato della Chiesa, è stata una delle sei banche ad avere funzione di banca centrale (poteva quindi, tra l’altro, stampare moneta).

Una lunga e perigliosa indagine partita da una ispezione del Governo Crispi nel 1889 fece emergere una delle più grosse ‘ruberie’ della storia d’Italia.
Si scoprì che la Banca Romana aveva emesso 113 milioni di lire invece dei 60 milioni dichiarati, tra cui 40 milioni di banconote ‘false’.

Lo ‘scandalo della Banca Romana’ fu clamoroso e spinse Giolitti alla risistemazione complessiva del sistema bancario italiano. Nel 1893 venne fondata la Banca d’Italia che riuniva la Banca Toscana di Credito per le Industrie e il Commercio d’Italia, la Banca Nazionale nel Regno d’Italia, la Banca Nazionale Toscana e ciò rimase dalla liquidazione della Banca Romana.

Tale banca ha, sin dalla fondazione, prerogative orientate al perseguimento di finalità di pubblica utilità. E’ – in sostanza – un istituto di diritto pubblico. Caratteristica notevole e che ne ha orientato l’operato in questi anni.

L’idea di fondo è che una banca legata al pubblico possa garantire gli interessi della cittadinanza controllando e supervisionando le principali operazioni finanziarie degli istituti di credito, evitando in tal modo scandali di grandi proporzioni come quello della Banca Romana nell’Ottocento.

In realtà, come è noto, la stessa Banca d’Italia, è stata coinvolta in scandali anche in tempi recenti, sottolineatura necessaria ma che di per sé non vuole svalutare la bontà dell’idea che ha portato alla sua istituzione.

Va inoltre ricordato che la Banca d’Italia, è sì un istituto di diritto pubblico, ma è comunque costituita da una lunga serie di grandi aziende private (tra cui Intesa Sanpaolo, UniCredito Italiano e Assicurazioni Generali, per citarne alcune).

La Banca d’Italia è oggi una delle banche che fa parte della BCE.

Questa breve storia solo per ricordare alcune delle motivazioni ‘nobili’ che sono all’origine dell’istituzione di alcune banche centrali e la loro differenza rispetto alle banche private. Probabilmente oggi nessuno sente più al sicuro il proprio conto in banca per merito di queste banche centrali, eppure, forse, dovrebbe essere così.

 

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