Fori imperiali: il Foro di Augusto


L’imperatore Ottaviano Augusto, alla vigilia della battaglia tra i Filippi e i Cesaricidi, decise in caso di vittoria di innalzare un tempio dedicato a Marte Ultore e di costruire un foro come il suo predecessore Giulio Cesare aveva fatto prima di lui.
Nel 2 a.C. venne inaugurato il foro.

L’ Imperatore dovette espropriare alcuni terreni privati per assicurarsi lo spazio necessario per la costruzione del Foro dato che si trovava a ridosso del quartiere popoloso della suburra.

L’esigenza di costruire un nuovo foro era legata al bisogno di un ambiente predisposto all’amministrazione della giustizia. Il territorio aumentava, l’impero romano si espandeva e di conseguenza c’era la necessita di ambienti più grandi per amministrare sia politicamente che militarmente tutta la grande macchina imperiale.

Il foro misurava 120 x 120 metri. Nel lato minore orientale era collocato il tempio di Marte Ultore. I restanti lati erano porticati.

Dai lati maggiori del foro, partivano due emicicli per ogni lato. Due emicicli maggiori nel lato superiore e due minori in quello inferiore. Erano la sede dei tribunali. All’interno erano collocati anche testi giuridici e archivi di sentenze.
Il tempio misurava 36 metri di larghezza per 50 metri di lunghezza.

Un edificio dalla grandezza imponente che avrebbe dovuto impressionare i contemporanei, anche per la decorazione molto elaborata che caratterizzava il complesso.

Il tempio era ottastilo (otto colonne in facciata), di ordine corinzio, in marmo bianco di Luni.

Ai lati del timpano sorgevano due gigantesche Vittorie alate.

La decorazione del timpano aveva al centro Marte, con gli attributi del guerriero, l’elmo, la spada ed un piede appoggiato sul globo. A sinistra di Marte, Venere con un amorino sulle spalle. Romolo, mitico fondatore di Roma e, infine, il Palatino in posizione sdraiata. Alla destra di Marte erano posizionate la statua della Fortuna con la cornucopia simbolo di ricchezza, la Dea Roma seduta e munita di lancia e l’impersonificazione del fiume Tevere.

Possiamo conoscere la decorazione del timpano grazie alla riproduzione scoperta nell’Ara Pietatis di età Claudia.

La scelta di queste figure divine e mitologiche si inseriva nel progetto propagandistico di Ottaviano che era volto a dimostrare la sua diretta discendenza dalla Gens Iulia.

Il potere di Ottaviano era così legittimato.

L’immagine di Marte si trovava anche dentro la cella del tempio e doveva avere un aspetto colossale; una statua di Marte Capitolino di età Flavia mostra con accuratezza le decorazione sopra la corazza che doveva avere anche l’originale di Augusto. È visibile una ricca simbologia ricca di significati: una coppia di grifi, la testa di medusa, la cornucopia, le ghirlande.

Sul lato sinistro del foro era situata l’aula del colosso. Il colosso era la statua gigantesca di Augusto, adorata come una divinità.

Ovunque marmi colorati provenienti da tutto il mondo decoravano pavimenti e pareti.

Plinio ci informa che nel foro erano presenti anche statue e dipinti di autori greci che rappresentavano un altro personaggio al quale l’imperatore legava la sua diretta discendenza: Alessandro Magno.

 

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