Riassunto: Introduzione alla storia di Roma / Emilio Gabba … [et al.] – Capitolo 2


2. L’età medio repubblicana

La conquista di Veio del 396 a.C. fu un evento epocale: permise ai romani di conquistare un vasto territorio e si poterono insediare 4 tribù.

Primo risultato della nuova compagine militare con la sostituzione delle armate gentilizie: 1) maggior numero di cittadini arruolabili per mezzo di nuove distribuzioni agli adsidui; 2) maggior interessamento della plebe alla vita politica.

M. Furio Camillo conquistatore di Veio è la figura centrale dei primi decenni del IV secolo: per sei volte fu tribuno militare con anche potestà consolare, nonché dittatore. La sua figura è circondata da un alone religioso (alimentata da fattori storici come l’evocatio da Veio a Roma di Iuno Regina e l’offerta inviata al santuario di Delfi)

L’ascesa di Roma fu solo temporaneamente fermata dall’invasione dei Galli Senoni, mercenari dediti alla razzia (dies Alliensis giorno della battaglia al fiume Allia). Durante l’occupazione le Vestali con i sacra romani si rifugiarono a Caere, città alleata la prima ad entrare nel novero del cives sine suffragio. Dell’incendio Gallico non sono state trovate tracce anche se è possibile che parte della città sia stata danneggiata. Le continue minacce del pericolo gallico (tumultus Gallicus) divennero una paura costante in quegli anni per cui si ebbero continui arruolamenti.

La ricostruzione urbana comportò la costruzione delle cosiddette mura serviane di 11 km iniziate verso il 378 a.C. (alcuni studiosi le considerano posteriori)

Tusculum nel 381 a.C.  fu il primo caso di municipium. Inglobata nello stato romano essa a diffrenza delle cives sine suffraggio ebbe diritto di voto conservando anche una sua autonomia cittadina.

Durante una dittatura di M. Furio Camillo nel 367 a.C. furono approvate le Leggi Licinie Sestie (chiamate col nome dei due tribuni delle plebe Licinio Stolone e Sestio Laterano che secondo Livio le continuavano a riproporre dal 376). Le leggi furono molto importanti e riguardarono i debiti, il suolo pubblico e la carica dei consoli. Per la prima volta ci fu la possibilità di detrarre gli interessi pagati sui debiti dalla somma dovuta.  In secondo luogo limitava il possesso privato dell’agro pubblico a 500 iugeri. Per quanto riguarda il consolato lo ristabiliva e ne destinava una carica ai plebei. L’ultima modifica prevedeva la nuova istituzione di una magistratura riservata ai patrizi il preator.

Queste leggi furono il risultato di una legittimazione di un nuovo ceto sociale la nobilitas che si andò precisandosi tra il IV e il III secolo. Nobilis è colui che è conosciuto per i suoi meriti, in base alla sua virtus e ad altre qualità. In questo periodo vi è un evolversi della società grazie alle crescenti distribuzioni di terreno e allo sviluppo dell’artigianato come del commercio per mezzo anche dell’introduzione della moneta. Il dislivello economico tra le classi agiate e gli adsidui cioè i piccoli proprietari non era molto grande. Questi ultimi si potevano riconoscere nella dirigenza politica.

Ci fu nel IV secolo una democratizzazione nella società romana rispetto ai precedenti rapporti di subordinazione tipiche della società gentilizia basata sulla clientela, che prevedeva attraverso l’addictio, la messa in schiavitù del debitore insolvente al creditore, che ne poteva disporre come mano d’opera (questa era più utile al creditore che l’arricchimento attraverso gli interessi) fino alla sua morte, questo assoggettamento era chiamato nexum, poiché il nexus era l’assoggettato. Questo tipo di indebitamento fu soppresso con la legge Petelia del 326 a.C.

Roma durante IV secolo affacciandosi in Magna Grecia per via  delle guerre sannitiche si trovò ad essere annessa culturalmente alla Grecia. Il Pitagorismo divenne a Roma una sorta di filosofia ufficiale fino al II secolo quando fu soppiantata dallo stoicismo. I tarentini immuni da invasioni sannitiche erano il centro del pitagorismo: si immaginò un discepolato del re Numa Pompilio da Pitagora (ciò era dovuto al nuovo interesse verso le fasi arcaiche di Roma, infatti a Numa Pompilio venivano fatte risalire le leggi). Sempre del IV secolo è l’importazione dell’origine troiana di Roma con il mito di Enea, riferimento implicito nell’affresco di Vulci della tomba di François.

L’influenza greca ci fu anche nella politica. La cives sine suffragio era molto simile all’isopoliteia greca (attribuzione unilaterale di cittadinanza da parte di un’unità etnica ad un’altra o la concessione reciproca di cittadinanza fra due gruppi politici.) Influenza vi fu anche nella nuova concezione del riconoscimento pubblico come testimoniano le tombe degli Scipioni. Attraverso le elezioni si giungeva alla qualifica di optimus nell’ambito dei boni (in Grecia venivano chiamati aristoi).

Oltre alla cives sine suffraggio si diffuse la fondazione di colonie in zone interne con migliaia di uomini. Le colonie erano dei vasti territori tali da formare stati formalmente indipendenti ma legati a Roma con vincoli di sangue e con condizioni favorevoli.  Ariminum e Beneventum (268 a.C.) Firmum, Aesernia, Spoletium, Brundisium erano alcune delle colonie più famose. Anch’esse come Roma erano organizzate per classi censitarie ottenuta dalle differenti assegnazioni di terra al momento della fondazione.

Le colonie avevano come scopo primario di garantire a Roma truppe alleate e fedeli organizzate con lo stesso schema romano. Inoltre permettevano ai giovani, che in patria sarebbero rimasti ai margini della società, di avere un ruolo di primo piano nelle colonie.

Roma stipulava con le colonie dei foedera (patti) diseguali, limitandole nella loro politica estera, ma evitavano un pagamento di tributi come avveniva in Grecia. Per questi motivi non si può parlare per il III secolo di una confederazione romano-italica con vincoli federali comuni quanto piuttosto di alleanze diseguali che coinvolgevano anche le città della Magna Grecia, le sannitiche e le aristocrazie etrusche. I governi aristocratici delle colonie erano la norma e quando venivano sovvertiti con governi repubblicani si tendeva a ripristinarli.

La guerra sannitica portò all’introduzione dell’ordinamento manipolare risentendo dell’influenza dell’avversario. Le centurie di 50 uomini che componevano la legione vennero raggruppati in manipoli di 120 uomini con uno schieramento più articolato. La fanteria fu divisa in tre raggruppamenti: hastati, principes e triarii con differente armamento.  A differenza della vecchia falange nell’ordinamento manipolare il reparto migliore era l’ultimo ad intervenire (con le hastae), in caso di insuccesso degli altri due. Nel III secolo l’armamento delle prime tre classi venne graduato a secondo dell’anzianità dei militi e non più per secondo il censo, mentre il definitivo eguagliamento con le altre due classi armate alla leggera venne meno nel II secolo. Questo portò a una riduzione del lassismo sia nell’esercito che nella politica. Nel 280 a.C. è ricordato il primo arruolamento dei proletarii o capite censi che non avendo nulla da difendere e non potendo permettersi l’armamento erano esonerati dal servizio.  Del 286 a.C. è la legge Ortensia che riconobbe la validità delle decisioni prese dalla plebe attraverso i concilia (plebiscita) d’ora in poi difficilmente distinguibili dai comitia tributa. Comunque o prima o dopo le decisioni dovevano essere approvate dal senato. I concilia e i comitia tributa divennero l’organo della legislazione mentre ai comizi centuriati venne lasciato la nomina dei magistrati.

 

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