Bernini a Roma: alcune opere


Gian Lorenzo Bernini nasce a Napoli il 7 dicembre del 1598. E’ considerato il protagonista indiscusso del Barocco romano.
Il Barocco è uno stile nato nel XVIII sec. e considerato per molto tempo negativamente.
La parola “barocco” deriva dalla parola spagnola “barrueco”, che significa “irregolarità della pietra”. Qualcosa di irregolare, quindi, che si distacca profondamente dalla ricerca di perfezione nel Rinascimento.
Bernini lavora per quasi tutto il XVII sec. e lo fa a Roma, la grande capitale artistica che aveva il più importante committente al mondo: il papa. Fu allievo di suo padre, Pietro Bernini, scultore tardo-manierista; ma la più importante formazione la acquisì studiando le opere antiche.
Alla Galleria Borghese di Roma troviamo alcune opere della fase giovanile di Bernini: il “David” è un’opera del 1623; il tema era stato già affrontato precedentemente da importanti artisti, come Donatello e Michelangelo.
Bernini decide di rappresentarlo nel momento culminante del confronto con Golia, un momento di tensione sia psicologica che fisica.

David di Bernini

apollo_dafne
Altra opera della Galleria Borghese tra le più celebri è “Apollo e Dafne” del 1622-25.
Qui il Dio sta per raggiungere la ninfa che viene toccata e quindi trasformata in lauro. Anche in questo caso Bernini decide di rappresentare il momento culminante della storia, e lo fa rendendo con forza l’espressione dei personaggi, in particolare della ninfa. La metamorfosi sta avvenendo di fronte ai nostri occhi, e Bernini non indugia mai nella rappresentazione, anzi, tutto si rivela: la donna urla, si gira con la testa, i cappelli scompigliati e le dita trasformate in foglie sembrano un prolungamento del dramma che sta vivendo.
Baldacchino di Bernini a San Pietro
Da papa Urbano VIII l’artista ricevette importanti commissioni, tra cui il baldacchino bronzeo per San Pietro. Questa struttura grandiosa, ricorda le strutture effimere create per eventi particolari durante le manifestazioni religiose delle chiese romane.
Bernini riesce a portare l’elemento effimero su di una struttura stabile, in bronzo, enorme, importantissima che al tempo stesso è celebrativa, fantasiosa e “fuori dagli schemi”. Il baldacchino è formato da quattro colonne tortili riccamente decorate e non mancano le api che simboleggiano la potente famiglia Barberini da cui proveniva lo stesso papa.
Per Urbano VIII scolpì anche la tomba (1628-47) che si trova all’interno della basilica di San Pietro. In quest’opera l’artista decide di scolpire la figura del pontefice seduto sul trono, mentre sotto si trovano due figure allegoriche di carità e di giustizia, modellate con pienezza e grandezza di forme che evocano le idee di maternità e di vita. Tra loro, emerge, piena di contrasto, la figura di uno scheletro che sta scrivendo l’epitaffio del defunto. L’iconografia e sopratutto il modo di procedere nella scultura sono del tutto nuovi, e ancora una volta emerge l’intento celebrativo della figura del pontefice.
La cattedra di San Pietro, altra opera di notevole importanza, viene scolpita tra il 1656-67. Bernini qui concepisce un apparato scenico di grande effetto, porta al massimo la sua capacità di estensione della forma e della luce che diviene assoluta protagonista. La gloria rappresentata è essa stessa luce, una luce divina che però non ha nulla di invisibile, anzi, è concreta. Dalla colomba si espandono mille raggi e dagli stessi raggi emergono tante figure di angeli che volano creando un turbine incontrollabile. Sotto, i quattro padri della chiesa alzano la cattedra.
Gian Lorenzo Bernini - Cattedra di San Pietro
Bernini diverrà capo della fabbrica di San Pietro già con Urbano VIII, ed avrà l’arduo compito di rifinire il porticato e la piazza della basilica sotto il papato di Alessandro VII. Nel 1656 iniziò il progetto della nuova piazza; l’artista dovette affrontare vari problemi, tra cui trovare una forma che smorzasse l’eccessiva orizzontalità della facciata di San Pietro costruita da Maderno precedentemente. La soluzione avvenne creando una pianta ovale, formata da due grossi colonnati che simboleggiano grandi braccia a raccogliere i fedeli. Questi sono collegati alla basilica da un inquadramento di forma trapeizoidale che alleggerisce la struttura della basilica. Il progetto si inserisce pienamente nello stile barocco perchè trova soluzioni nuove per risolvere i problemi spaziali distaccandosi pienamente dallo stile rinascimentale.
Bernini affronta in scultura il tema dell’estasi che nel XVII sec. viene proposto come nuovo modo di vivere la spiritualità. Nella “transverberazione di santa Teresa” (cappella Cornaro, Chiesa di Santa Maria delle Vittoria), si concentra nel momento in cui la santa sta per essere trafitta al cuore con un dardo d’oro, dall’angelo. L’iconografia deriva da un passo della vita di Teresa, riformatrice dell’ordine Carmelitano. Anche in questo caso Bernini crea una scenografia spettacolare intorno alle figure, i raggi di luce scendono verso di lei e ai lati della cappella, si affacciano con un moto di stupore i componenti della famiglia Cornaro. L’esperienza spirituale della santa si concretizza nella resa del modellato, in cui la donna sembra essere viva e presente di fronte a noi.


Nel monumento della Beata Ludovica Albertoni (Chiesa di San Francesco a Ripa, Cappella Altieri), Bernini ci propone un ulteriore sintesi. La Santa viene rappresentata sul letto, da sola, mentre muove il corpo in un gesto tanto intimo quanto evidente. L’espressione del volto e la mano che si avvicina al petto ci esprimono con notevole immediatezza quello che sta vivendo, la sua esperienza mistica con Dio.
Ai lati in alto, si affacciano le teste degli angeli, partecipi anche loro di questo momento mistico.
Bernini- Beata Ludovica Albertoni

 

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