Il fratricidio secondo Sant’Agostino


Parlando dell’opposizione tra città di Dio e città della terra, Agostino prende ad esempio due coppie di fratelli, Caino e Abele, Romolo e Remo. Ecco l’interpretazione che dà del fratricidio che inaugurò, secondo il mito, la storia di Roma:

Il fondatore della città terrena (Caino n.d.r.) fu il primo fratricida. Sopraffatto dall’invidia uccise suo fratello, cittadino della città eterna e viandante in questa terra. Non c’è da meravigliarsi dunque se tanto tempo dopo, nel fondare la città che doveva essere la capitale della città terrena, di cui stiamo parlando, e dominare tanti popoli, si è avuta una fattispecie parallela a questo primo esemplare che i Greci chiamano . Anche in quel luogo, nei termini in cui un loro poeta rammenta quel delitto, le prime mura furono bagnate di sangue fraterno. Roma infatti ebbe origine con un fratricidio. La storia romana narra appunto che Remo fu ucciso da Romolo, a parte che costoro erano tutti e due cittadini della città terrena. Tutti e due attendevano la fama dalla fondazione dello Stato romano, ma insieme non potevano averne ciascuno nelle proporzioni di uno solo. Chi voleva raggiungere la fama con l’esercizio del potere avrebbe avuto minor potere se la sua autorità fosse diminuita da un compartecipe vivo. Per avere dunque tutto il potere da solo fu eliminato il compagno e con il delitto aumentò in malvagità il prestigio che senza il delitto sarebbe stato inferiore ma più onesto. I fratelli Caino e Abele invece non avevano in comune una tale aspirazione ai beni della terra, né invidia l’un contro l’altro e il fratricida non invidiò al fratello che la sua supremazia venisse limitata se dominavano tutti e due. Abele non esigeva il potere nella città che veniva edificata dal fratello. C’era soltanto l’invidia diabolica con cui i cattivi invidiano i buoni per l’esclusivo motivo che quelli sono buoni, questi cattivi. La conquista della bontà non diminuisce affatto se si aggiunge o rimane un compagno, anzi la bontà è una conquista che la personale carità dei compagni raggiunge con estensione pari alla partecipazione. Non otterrà perciò questa conquista chi non vorrà averla in comune e al contrario la conseguirà tanto più validamente quanto più validamente in quella condizione potrà avere un compagno. Ciò che è avvenuto fra Remo e Romolo ha mostrato come la città terrena abbia delle scissioni in se stessa. Invece quel che è avvenuto fra Caino e Abele ha palesato le inimicizie fra le due città, di Dio e degli uomini. Si oppongono dunque tra sé cattivi e cattivi, così cattivi e buoni, ma non è possibile che buoni e buoni, se sono perfetti, si oppongano gli uni contro gli altri. Può avvenire che fra coloro i quali fanno progressi, ma non hanno ancora raggiunto la perfezione, uno si opponga all’altro come anche a se stesso perché nel medesimo individuo la carne ha desideri contro lo spirito e lo spirito contro la carne. Quindi il desiderio spirituale può opporsi al carnale di un altro o il desiderio carnale allo spirituale di un altro, come si oppongono fra di sé buoni e cattivi. Si oppongono fra sé i desideri carnali di due individui buoni, non ancora perfetti, come si oppongono cattivi e cattivi, fino a che la guarigione di coloro che si curano sia guidata alla vittoria finale.
Agostino – La città di Dio XV, 5

Romolo e Remo, entrambi “cittadini della terra” mostrano come la città terrena abbia, in sè, delle scissioni. Agostino non si sorprende infatti del violento fratricidio che segna l’inizio della storia di Roma. Esso dipende dal vivere al di fuori della città di Dio nella presunzione di essere per sè e non nell’obbedienza dell’essere per Dio.

 

Aggiungi un commento