Vita e opere di Trilussa



Trilussa è lo pseudonimo anagrammatico con cui è divenuto celebre il poeta romanesco Carlo Alberto Salustri (Roma 1871 – Roma 1950).
E’ il terzo grande poeta romano comparso dall’ottocento in poi, dopo Belli e Pascarella.

Opere

La prima raccolta di poesie in dialetto romanesco, Stelle de Roma, è del 1889. Dopo Quaranta sonetti romaneschi, pubblicò Altri sonetti (1898), Caffè-concerto (1901), Er Serrajo (1903), Ommini e bestie, 1908: Lupi e agnelli: Nove poesie, 1910; Le storie, 1913; La Vispa Teresa, 1917; Le cose, 1922; La gente, 1927; Libro numero nove, 1929; Giove e le bestie, 1932; Libro muto, 1935; Acqua e vino, 1944-45). Nel 1945 brevi novelle vengono pubblicate dal settimanale “Novelle d’oggi
Trilussa compose anche novelle e illustrò (o pupazzettò, come si sente dire spesso riferendosi alla scuola di Gandolin) qualche suo libro (Duecento sonetti, 1937). La raccolta di Tutte le poesie è uscita postuma (a cura di P. Pancrazi e L. Huetter, 1951).

Vita

Nasce a Roma il 26 ottobre 1871. Viene riportata da molti siti internet come data di nascita il 1873. Questo errore, come racconta Paolo Trompeo nella “Nota biografica” contenuta nell’edizione Mondadori di “Tutte le poesie” di Trilussa, è originato dallo stesso Trilussa che per vanità ha spesso evitato di dire la sua età, ingannando persino l’Enciclopedia Italiana sulla propria data di nascita.
Orfano del padre a soli tre anni, ha un’infanzia poverissima e compie studi irregolari.
Esordisce giovanissimo nel 1887 componendo alcune poesie per il Rugantino di Luigi Zanazzo.
Intorno al 1890 pubblica sonetti sul Don Chisciotte diretto da Luigi Lodi, su Il capitan fracassa, sul Messaggero, del quale poi fu a lungo collaboratore, e su “Il travaso delle idee“.
Tra il 1913 e il 1920 andò ad abitare a Campo Marzio, dove trovò il grande amore con una ragazza trasteverina. Al caffè Aragno, ritrovo degli intellettuali romani, preferisce l’osteria.
Nel 1917 viene pubblicato un suo scherzoso “allungamento” della famosa filastrocca “La Vispa Teresa“, un fascicoletto con copertina di Finozzi e qualche illustrazione interna di Sto: ispiratrice dell’operetta, stilata “in un quarto d’ora”, è l’attrice Dina Galli. L’allegra rivisitazione della poesiola avrà un grande successo e sarà ristampata più volte; nel 1944 sarà illustrata dal Belli.
Sulla scia del successo iniziò a frequentare i “salotti” nel ruolo di poeta-commentatore del fatto del giorno. Durante il Ventennio evitò di prendere la tessera del Partito Fascista, preferì sempre definirsi un non fascista piuttosto che un antifascista.
Nel 1922 la Mondadori iniziò la pubblicazione di tutte le raccolte. Sempre nel 1922 lo scrittore entra in Arcadia con lo pseudonimo di Tibrindo Plateo, che fu anche quello del Belli. Nel 1927 pubblica un racconto in romanesco, “Er segreto der Mago“, scritto per la Società generale delle conserve alimentari (CIRIO) e illustrato da Livio Apolloni.
Trova spazio adeguato nella collana del Fauno Giallo di Giuseppe Zucca con “Picchiabbò”, libretto di valore in cui troviamo sia la sua caricatura fatta da Guasta che una sua autocaricatura.
Era anche un efficace dicitore dei suoi versi, e come lettore di poesia fece lunghe tournée in Italia e all’estero.
Tra il 1927 e il 1930 crea e gestisce con Guasta e la moglie di questo, Olga, un teatrino di burattini che chiamano “Baracca delle favole“.
La sua produzione poetica è ricca e apprezzata fino alla guerra e ancora dopo la Liberazione (“Acqua e vino” è del 1945).
La fama di Trilussa è tale che le sue opere arrivano all’editore italiano più importante, Mondadori che gli pubblica i suoi libri. Scrive testi per Fregoli e Petrolini. Eppure ha problemi economici; le entrate che gli vengono da pubblicazioni e collaborazioni giornalistiche, sono appena sufficienti. Nel dopoguerra, le sue condizioni economiche sono sempre modeste e si fa anche cagionevole lo stato di salute. Rinuncia all’osteria ed alle passeggiate, soffre di asma. Esce nel 1944, l’ultima raccolta di poesie, “Acqua e vino” e poi sarà il silenzio. Il 1° dicembre 1950 Luigi Einaudi lo nomina senatore a vita “per aver illustrato la Patria con altissimi meriti nel campo letterario ed artistico”, venti giorni prima che morisse; già da tempo malato, e presago della fine imminente, ma con immutata ironia, il poeta commentò: “M’hanno nominato senatore a morte”. Sommerso dai telegrammi, lettere di congratulazioni che gli giunsero da tutte le parti del mondo, disse agli amici che erano con lui: “Hanno trovato la maniera di seppellirmi prima del tempo”.
Venti giorni dopo Trilussa muore: è il 21 dicembre del 1950.
L’amico Guasta gli dedica immediatamente uno Speciale Travasissimo, che esce in gennaio con il n. 41 bis a sostituire il n. 41 sequestrato.

 

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