Na gita a li castelli – Nannì


Il Lago di Nemi e Genzano, dipinto  John Robert Cozens.

Il Lago di Nemi e Genzano, dipinto John Robert Cozens.

Na gita a li castelli, o anche semplicemente Nannì, è una delle canzoni romane più famose grazie anche alle moltissime interpretazioni che ha avuto. L’hanno cantata Ettore Petrolini

Claudio Villa

Alvaro Amici

Gabriella Ferri

solo per citare alcuni delle interpretazioni più famose…

Al di là delle tante versioni, il testo e la musica mantengono una leggerezza tipica in ogni versione. E’ la leggerezza della della “scampgnata”, la “zingarata” fuori porta.

Il tono dolce e un pò romantico ma mai melenso, come è tipico nella canzone romana, dipendono dalla dedica femminile. Nannì è una delle tipiche abbreviazioni romane del nome proprio “Nannina”, diffuso soprattutto nel Lazio e nella Campania, spesso a sua volta storpiatura da “Giovanna” (raramente da “Marianna”). Abbreviazione diffusa anche al maschile (“Nanni” da “Giovanni”).

Come sempre nella canzone popolare romana il testo può subire modifiche più o meno lievi da versione a versione, anche improvvisate.

I Castelli sono dei paesini a sud-ovest di Roma, facilmente raggiungibili in giornata e quindi tra le mete preferite dai romani, ancora oggi, per le gite fuori porta. I principali comuni dei Castelli sono quattordici, anche se alcuni vi includono anche Lariano e Velletri, facendo salire così il numero a sedici.

Nella canzone ne sono citati solo alcuni, i più noti, ossia Frascati, Marino, Genzano, Albano Laziale, Ariccia, Castel Gandolfo (“più giù c’è Castello”) e Nemi.

Come si capisce anche dal testo della canzone, venendo da Roma i Castelli appaiono uno dopo l’altro, come se fossero in fila, nel territorio detto dei “Colli Albani” di origine vulcanica.

Caratteristici sono i laghi (Nemi e Bracciano) ed ovviamente il cibo ed il vino, anch’esso citato, forse con entusiasmo eccessivo, nella canzone (“So mejo de la sciampagna li vini de ‘ste vigne”, ossia: i vini dei Castelli sono migliori dello Champagne).

Ecco il testo:

Na gita a li castelli – Nannì – 1926 – testo di Franco Silvestri

Guarda che sole
ch’è sortito Nannì
che profumo de rose
de garofani e pansè.
Come tutto un paradiso
li Castelli so’ accosì.
Guarda Frascati
ch’è tutto un sorriso
‘na delizia, n’amore,
‘na bellezza da incanta’.

Lo vedi, ecco Marino
la sagra c’è dell’uva
fontane che danno vino
quant’abbondanza c’è.
Appresso viè Genzano
cor pittoresco Albano
su viett’a diverti’
Nannì Nannì.

Là c’è l’Ariccia
più giù c’è Castello
ch’è davvero un goiello
co’ quel lago da incanta’.
E de fravole ‘n profumo
solo a Nemi poi senti’.
Sotto quel lago
un mistero ce sta
de Tibberio le navi
con l’antica civiltà.

So mejo de la sciampagna
li vini de ‘ste vigne
ce fanno la cuccagna
dar tempo de Noè.
Li prati a tutto spiano
so’ frutte, vigne e grano
s’annamo a mette lì
Nannì, Nannì.

È sera e già le stelle
te fanno un manto d’oro
e le velletranelle
se mettono a canta’
se sente ‘no stornello
risponde un ritornello
che coro vie’ a senti’
Nannì, Nannì.

 

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